ARTICOLI - NOVA VITA

Biosalute e Prevenzione

"Sguardi all'infinito." - Seno della Purità, Gallipoli (LE)

 

SRI AUROBINDO

Se il tuo scopo è grande e i tuoi mezzi piccoli, agisci comunque; perché solo con l’azione essi possono crescere in te”.

 

Sri Aurobindo (Calcutta 1872 - Pondichéry 1950) - è stato un filosofo che con "il mestiere di vivere" ha mantenuto un contatto costante; un pensatore che di vita si è "sporcato", senza relegare la quotidianità a qualcosa di estraneo o inferiore rispetto alle speculazioni filosofiche. Nacque in un’agiata famiglia bengalese e studiò presso l’Università di Cambridge, in Inghilterra, paese dove rimase per ben 14 anni. Nel 1893 tornò in India, aderì al movimento nazionalista: da Calcutta scrisse i suoi editoriali, che diventarono in poco tempo la voce ispirata del partito, una Voce che spingeva gli uomini e le donne al Pensiero di un’Indipendenza possibile, da realizzare mediante una Forma di Resistenza Passiva volta a sovvertire le basi del governo britannico in India. Venne arrestato e imprigionato nel 1907 e in carcere ci fu la svolta, in quanto ricevette un ordine interiore, un comando semplice e potente che gli si materializzò tra le meningi: “Andare a Pondichéry”.

Giunse a Pondichéry il 4 aprile del 1910 e si ritirò in un Ashram (eremo), che diventò il terreno fertile su cui pose le basi del suo Yoga Integrale, circondato da discepoli uniti in una solida comunità.

Nel 1914 incontrò per la prima volta Blanche Rachel Mirra Alfassa, la futura Mère, venuta a Pondichéry assieme al marito, il filosofo francese Paul Richard. Questi convinse Sri Aurobindo ad esporre per iscritto il suo pensiero e la sua visione. Nacquero così, dal 1914 al 1920, quasi tutte le grandi opere di Sri Aurobindo, tra cui: “Vita Divina”, “Sintesi dello Yoga”, “Ciclo Umano”, “Ideale dell’Unità Umana”. Allo scoppiare della Prima Guerra Mondiale i Richard furono costretti a lasciare Pondichéry.

Mère ritornerà, e questa volta per sempre, accanto a Sri Aurobindo nell’aprile del 1920. Nel 1926 Sri Aurobindo si ritirò definitivamente nelle sue stanze, lasciando interamente nelle mani della Mère la gestione dell’Ashram e il contatto con i discepoli.

Sri Aurobindo lasciò il corpo fisico il 5 dicembre del 1950. 

La visione di Sri Aurobindo e di Mère è mantenuta nella città di Auroville, vicina a Pondicherry. 

 

La Filosofia Spiritualistico-Evoluzionistica di Sri Aurobindo ebbe diffusione e successo anche fuori dall’India, grazie ai numerosi suoi scritti fatti di parole che trasudano vita ed arrivano fin dentro al corpo ed allo spirito di chi legge.

I suoi testi riflettono un sincretismo di cultura orientale e di alcune filosofie occidentali, come quelle di F.H. Bradley e H. Bergson, il cui pensiero influenzò Aurobindo in maniera abbastanza intensa.

Prof. Giuseppe Cognetti: “Sri Aurobindo conosceva anche la cultura italiana, Dante, Mazzini; si è occupato anche della tematica risorgimentale, dato che era molto interessato alla politica attiva.

Egli ha dunque acquisito le categorie ermeneutiche e filosofiche della cultura della seconda metà dell’800. Secondo Aurobindo, la vocazione dell’Uomo consiste nel realizzare la comunione con la Divina Potenza che agisce nel Cosmo, la Shakti (dal sanscrito "potenza, forza", appellativo di Parvati-Kali, sposa di Shiva), attraverso una trasformazione della coscienza indotta dal suo Yoga Integrale (purna-yoga), che, a differenza dello yoga tradizionale, cerca di integrare il Divino anche nella Quotidianità e nella Vita Materiale”.

L'aspirazione aurobindiana è quella di “Costruire Ponti”.

Ponti che non devono però abolire le differenze.

In questo senso egli è un Pioniere della Interculturalità, nel senso che anche lui ha ritenuto che la Verità, sia completamente pluralistica e che si tratta quindi di gettare ponti, cioè di dialogare non in senso dialettico, ma dialogico ed esistenziale e, soprattutto, di non fermarsi a determinate visioni unilaterali del mondo. In questo senso, il Dialogo è un Atto Religioso per eccellenza, in quanto riconosce la mia Relegatio ad un altro, la mia povertà individuale, il bisogno di uscire da me stesso, di auto-trascendermi per potermi salvare.

MÈRE

Mère (Parigi, 21 febbraio 1878 - Pondicherry, 17 novembre 1973) fin dalla giovinezza approfondisce letteratura, filosofia, arti varie ed inizia soprattutto a dedicarsi all'occultismo e alla ricerca spirituale. Il padre è egiziano, la madre turca e dalla loro unione nasce questa bimba che cresce nel cuore dell'occidente positivista.

Il nome Mère evoca una filosofia, quella dello yoga integrale, difficile da spiegare a parole.  Compagna spirituale di Sri Aurobindo, donna di passione, sia nella ricerca spirituale, sia nell’attitudine del vivere la vita in modo pieno ed acceso.

“Ero atea fino al midollo… Avevo la più solida delle basi: niente immaginazioni, niente atavismo mistico… Però c’era in me una volontà di perfezione, il senso di una coscienza senza limite".

Studiò pianoforte e pittura; la musica ed i colori furono i primi strumenti attraverso cui sperimentò che la realtà non è solo quella che ci appare, ma esiste una vera materia da scoprire dietro l’apparenza delle cose, un'essenza su cui poggiano le manifestazioni delle cose che vediamo ogni giorno. Mirra si sposò molto giovane, era appena diciannovenne. L'uomo che le chiese la mano fu il pittore Henri Morisset, allievo di Moreau. Morisset le presentò alcuni tra i più importanti artisti dell'epoca, come Rodin e Cézanne. Mirra diede alla luce un figlio che venne però quasi da subito affidato alle cognate. Nel frattempo, mentre il matrimonio con Morriset affrontava alti e bassi, Mirra conobbe Max Théon, singolare personaggio che a Parigi si occupava della pubblicazione della Rivista Cosmica. Dal 1904 al 1906 visse a Tlemcen, in Algeria, con lui e con sua moglie Alma, medium con poteri eccezionali, dalla quale Mirra apprese come gestire con rigore e metodo le proprie facoltà paranormali.

In questo periodo le appare più volte in sogno la figura di un uomo indiano; nei sogni ricorrenti, Mère vede se stessa prostrarsi di fronte a questo uomo di cui non conosce l'identità, ma riconosce invece la misteriosa potenza.

Separatasi da Morisset nel 1908, Mirra si risposò due anni dopo con il filosofo Paul Richard; e fu seguendo quest'ultimo, in una campagna elettorale a Pondicherry, che conobbe, nel 1914, Sri Aurobindo, riconoscendo in lui quell'indiano che tante volte l'aveva visitata in sogno.

Insieme a Sri Aurobindo, Mirra e Paul fondarono nel 1914 la rivista bilingue “Arya”, affinché Aurobindo vi pubblicasse le proprie esperienze e rivelazioni, che essi avrebbero poi tradotto in francese. Scoppia la guerra e i Richard tornano in Giappone, dove si immergono a fondo nella cultura Zen. Nel 1920 Mirra sente che l'esperienza orientale si sta concludendo e con essa la sua relazione con Paul Richard.

Un comando interiore la guida di nuovo verso Pondicherry, dove rimarrà tutta la vita, affiancando con il suo lavoro, pratico e spirituale, quello di Sri Aurobindo. Nel convergere delle loro visioni, vedono entrambi una Trasformazione della Vita dell'Uomo sulla Terra. Scrive Sri Aurobindo: “La coscienza della Madre e la mia sono la stessa. La Coscienza divina che è una, in due, poichè tale è la necessità del gioco... Chiunque si volga alla Madre fa il mio yoga”.

Il 5 dicembre 1950 Sri Aurobindo morì e Mère, a 72 anni, rimase sola a svolgere il lavoro. Nel 1952 fondò con 200 allievi il Centro universitario internazionale “Sri Aurobindo”. Mère cercava di trasmettere ai discepoli e ai professori la meraviglia del futuro, dell’ inatteso, quel “qualcosa” che si stava plasmando nel crogiolo evolutivo; un nuovo modo di educare, senza diplomi, senza utilitarismo, come Mère stessa diceva.

Ma soprattutto proseguiva il suo lavoro su quel laboratorio evolutivo che l’Ashram rappresentava e, da sola, continuava l’immersione nella “nuova specie”, attraverso il proprio corpo che cessava di essere un corpo individuale, per divenire il corpo stesso della Terra, un laboratorio del nuovo mondo.

È nella frontiera cellulare che si trova la chiave, ovvero il passaggio della morte. E se la trasformazione è possibile in un corpo è possibile in tutti i corpi; sarà proprio il corpo a gettare un ponte tra la vita fisica quale noi la conosciamo e la vita sovramentale che si manifesterà.

Mère e lo Yoga Integrale - mira, non a un abbandono del mondo e della vita per entrare in Paradiso o Nirvana, ma un cambiamento della vita e dell' esistenza che non sia qualcosa di subordinato o incidentale, ma uno scopo distinto e centrale.

In questa frase di Mère è racchiuso il senso dello yoga integrale.

L' Ascesa che deriva dallo Yoga Integrale non è solo un'elevazione, anzi, diventa un mezzo per ottenere la discesa; come a dire che per elevarsi non si deve mai smettere di calarsi nel reale. L'obiettivo di Mère non era il raggiungimento della realizzazione divina per l'individuo in sé, ma qualcosa da ottenere per la coscienza terrestre. Mère, sempre a proposito dello yoga integrale teorizzato e sperimentato insieme a Sri Aurobindo, diceva:
“Il nostro Yoga è un Doppio Movimento di Ascesa e di Discesa; ci si eleva a Livelli sempre più alti di Coscienza, ma allo stesso tempo si fa discendere il loro potere non solo nella Mente e nella Vita, ma alla fine persino nel Corpo.”


LE SETTE CONDIZIONI DELLA SALUTE E DELLA FELICITÀ SECONDO GEORGES OHSAWA 
Il test per misurare il nostro stato di salute
1. ASSENZA DI STANCHEZZA  -  Pur avendo lavorato l'intera notte, il giorno dopo possiamo riprendere il lavoro. Siamo pronti a tutto, ad ogni nuova avventura. Da 0 a 5 punti.
2. BUON APPETITO  -  possiamo gustare con piacere il cibo più semplice e provare godimento anche bevendo un bicchiere di acqua pura. Avere appetito per tutte le cose della vita. L'appetito sessuale e la sua gioiosa soddisfazione sono una delle condizioni essenziali della felicità. Da 0 a 5 punti.
3. BUON SONNO  -  Il nostro sonno è profondo: ci addormentiamo in pochi minuti, non ci rigiriamo nel letto, non siamo agitati da sogni, non ci dobbiamo alzare per andare in bagno, ci svegliamo da soli a un'ora prestabilita, senza sveglia e completamente riposati, anche dopo sole 4-5 ore. Da 0 a 5 punti.
4. BUON UMORE  -  Un uomo in buona salute è allegro. La felicità non scompare con le difficoltà; si misura il proprio livello di buonumore contando gli amici intimi: più ne hai, più sei in grado di comprendere il mondo. L'amico intimo è una persona che si ama e contraccambia, pronto ad aiutarti a realizzare i tuoi sogni, costi quel che costi, senza che sia richiesto. Se ne hai pochi vuol dire che non hai abbastanza buonumore per rendere felici gli altri. Guardati intorno e sii felice: il mondo è pieno di meraviglie. Affrontiamo con serenità i contrattempi e le avversità, ridimensionandole e trasformandole in esperienze positive. Non ci arrabbiamo, esprimiamo gioia e riconoscenza, siamo cortesi in ogni circostanza. Rendiamo felici gli altri. Da 0 a 10 punti.
5. BUONA MEMORIA  -  Non dimentichiamo ciò che vediamo ed osserviamo. La capacità di ricordare aumenta con il passare del tempo. Da 0 a 10 punti.
6. BUONA CAPACITÀ CRITICA E RAPIDITÀ  -  Prendiamo rapidamente le nostre decisioni e con fermezza. I nostri movimenti sono naturali, spigliati ed armoniosi. La rapidità è l'espressione della libertà. Essere rapidi e precisi significa essere in buona forma. Da 0 a 10 punti.
7. AMORE PER LA GIUSTIZIA  -  Non venir meno alle promesse. Vivere secondo coscienza, senza menzogne ed inganni. Tenere in maggiore considerazione le azioni, rispetto alle parole. Condurre una vita disinteressata alla ricerca della bellezza, della verità e della giustizia: questa è la via verso la felicità. Senza la comprensione del senso di giustizia, tutto lo studio vale poco. Da 0 a 55 punti.Quanti punti avete realizzato? 15, 25 o 45? O forse 0! Se fosse così, non preoccupatevi; se avete totalizzato 0, significa che siete onesti e non avete alcun problema nel migliorare la vostra salute”.  Georges Ohsawa.  

 

 

I CINQUE TIBETANI

 

Sono una serie di esercizi, divulgati per la prima volta da Peter Kelder nel suo opuscolo “The Eye of Revelation”, successivamente ristampato come “Ancient Secret of the Fountain of Youth”.

Dott. Bowen: La Carenza di Movimento provoca un Rallentamento Sensorio, che influisce su ogni Sistema Corporeo”.

Ristabiliscono il flusso del “Ch'i”, soffio vitale, migliorando la Circolazione, l'Ossigenazione della Pelle e degli altri organi emuntori, eliminando, qualora presente, il circolo vizioso dell'apatia, del malumore e persino della depressione; ripristinano l'attività sensoria ed evitano l'invecchiamento e le malattie degenerative. L’Invecchiamento, infatti, comporta una diminuzione del Ch'i in senso quantitativo e qualitativo, con tutte le conseguenze immaginabili per la Circolazione del Sangue, il Sistema Ormonale ed il Sistema Immunitario.

È su questo piano che i Cinque Tibetani svolgono un’azione essenziale.

Primo Tibetano - La Ruota

In piedi, gambe leggermente divaricate, piedi paralleli, braccia lungo i fianchi. Portate le braccia sulla linea delle spalle (formando con il corpo una croce), il palmo della mano sinistra rivolto verso l’alto; quello della mano destra verso il basso. Con gli occhi aperti fissate un punto davanti a voi, quindi iniziate a ruotare in senso orario, con i piedi ben saldi a terra, muovendoli di un quarto di cerchio alla volta ma restando sempre sul punto di partenza durante la rotazione.

Il numero delle rotazioni dipende da voi, perché è facile che le prime volte si possano avere vertigini e capogiri. In questi casi è meglio fermarsi. E, per ridurre il senso di vertigine, premere entrambe i pollici alla radice del naso, fra le sopracciglia, respirando lentamente. Quindi sdraiatevi a terra, supini e rilassatevi per qualche minuto, respirando profondamente con le mani appoggiate           sull’ombelico. Solo in seguito, in base alla vostra reazione, potrete progressivamente aumentare il numero di rotazioni e la loro velocità.

I Benefici: attiva tutti i 7 Chakra, riarmonizzando le Energie Vitali.

Secondo Tibetano - L’ Angolo - Supini, collo e nuca allungati, braccia lungo i fianchi, palmi della mani a terra. Espirando, sollevate le gambe ad angolo retto, tenendo i piedi a martello, contemporaneamente flettete in avanti la testa portando il mento verso il petto. Ispirando, tornate a terra con testa e gambe, distendendo le punte dei piedi.

I Benefici: tonifica e rafforza i muscoli delle gambe e del collo; agisce positivamente sugli organi addominali e genitali. Attiva i primi 5 Chakra.

Terzo Tibetano - L’ Arco - In ginocchio, in appoggio sugli avanpiedi, busto eretto, bacino sulla linea delle ginocchia. Dita dei piedi ripiegate e appoggiate a terra. Mani appoggiate alla base dei glutei, spalle basse, gomiti all’indietro. Espirando, flettete la testa in avanti. Inspirando, portate testa e spalle all’indietro (attenzione a non portare il collo troppo all’indietro, bensì verso l’alto), inarcando solo la parte superiore del busto, senza spostare in avanti il bacino, chiudendo bene le scapole e avvicinando i gomiti. Contraete i glutei senza spostare le ginocchia e le gambe, che devono rimanere perpendicolari ai fianchi. Espirando flettete di nuovo la testa in avanti.

I Benefici: allenta le tensioni di collo e schiena. Apre le vie respiratorie e regolarizza la funzionalità degli organi genitali. Attiva energeticamente 3°, 4°, 5° e 6° Chakra.

Quarto Tibetano - Il Ponte - Seduti gambe distese in avanti, appena divaricate, busto ad angolo retto, piedi a martello con le punte verso il soffitto. Braccia lungo i fianchi, palmi della mani appoggiate a terra, in linea con le anche, punta delle dita in avanti. Inspirando e premendo mani e talloni a terra, portate in avanti il bacino, facendo perno sui talloni, e sollevatelo, in modo da formare un ponte. Tenete le braccia tese, i glutei contratti, i palmi delle mani e le piante dei piedi saldamente appoggiati a terra, flettendo la testa all’indietro. Espirando, tornate alla posizione di partenza, riabbassate il bacino e portatelo qualche centimetro più indietro della linea delle braccia, ritornando alla posizione iniziale.

I Benefici: potenzia i muscoli di braccia, gambe e glutei. Apre la gabbia toracica, mobilizza le articolazioni delle spalle e delle anche, previene artrosi e osteoporosi. Attiva 3°, 4° e 5° Chakra.

Quinto Tibetano - La Montagna - Sollevate il bacino in alto. In ginocchio, posizione di quadrupedia, appoggiate le mani a terra con la punta delle dita in avanti di qualche centimetro rispetto alla linea della spalle, busto perpendicolare al pavimento, dita dei piedi ripiegate. Espirando, sollevate il bacino in alto, facendo assumere al corpo una posizione a V rovesciata, tenendo le piante dei piedi il più possibile appoggiate al pavimento, mantenendo ben tese le gambe e le braccia. Inspirando, riabbassate il bacino senza portarlo fino al pavimento, contraendo fortemente i glutei e restando bene in appoggio sulle mani e sulle punte dei piedi, quindi inarcate busto e testa all’ indietro. Espirando, risollevate il bacino in alto, come sopra.

I due movimenti base devono essere il più possibile fluidi e continui.

I Benefici: rafforza i muscoli delle braccia, attiva pettorali e addominali, distende la muscolatura posteriore delle gambe e della schiena, tonifica gli organi addominali e intestinali. Facilita l’eliminazione delle tossine dal naso e dalla gola. Attiva tutti i Chakra. 

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